sergio-(3)lettera-s-teschiScatto le mie foto da umilissimo dilettante con una piccola compatta tascabile e le edito con applicazioni a costo zero, esclusivamente per cercare di trarne il meglio, preferibilmente in bianco e nero, senza cancellare né aggiungere nulla, perché credo che si possa descrivere la bellezza che si vede anche senza attrezzature costose. Amo le atmosfere dei cimiteri, il fatto che siano uno dei pochi luoghi scevri da turisti schiamazzanti, che siano (perché no?) gratis, e le emozioni positive che riescono ad infondermi. I cimiteri smussano le asperità, sciolgono le ansie, insegnano il rispetto per i morti e quello per i vivi; dietro ogni lapide, ogni iscrizione, ogni foto per quanto sbiadita c’è una storia, una vita, e fermarmi lì davanti anche solo qualche secondo, e magari immortalare quell’ultimo giaciglio, fa sì che per un attimo la mia vita, quella che io conosco meglio, e quella vita della quale magari non so e non saprò mai nulla, si incrocino. Non credo in una divinità, ma ho la debolezza (o, magari, la sensibilità) di ritenere che, per quanto di una persona non resti nulla dopo la morte, il ricordo, il rispetto, uno sguardo, l’interesse che suscita una sepoltura siano modi di dare una durevolezza, una sorta di immortalità alla sua esistenza.

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