lettera-u-v-teschiUna popolazione in grado di produrre ingegnose armi, di lavorare con maestria il ferro, dotata di una propria moneta, di una raffinata produzione orafa, di un eccellente savoir faire commerciale e di una struttura sociale basata sulla eguaglianza dei sessi. Niente di rivoluzionario se non fosse che questa talentuosa popolazione sia esistita nell’VIII secolo a.C.. Parliamo degli Etruschi, un popolo avanzato ed erudito, noto per quell’ incantevole “leggerezza dell’essere” con cui erano soliti affrontare la vita. Li si può difatti ammirare  ritratti in vivaci banchetti, curati in ogni aspetto, distesi su ampi sofà intenti a bere e a discorrere. Singolare anche la loro concezione di morte: si credeva che il defunto sopravvivesse oltre la morte e da qui l’esigenza, per le famiglie più abbienti, di adornarne la tomba  depositandovi cibo, bevande e simboli dello status sociale da ostentare nell’aldilà, armi per gli uomini  e gioielli per le donne. Testimonianze di questa preziosa popolazione si ritrovano nel sud Italia, nel centro ed anche in Emilia, a Marzabotto, dove sono stati trovati i resti di una vecchia città etrusca chiamata kaiuna o Misa. Questa acropoli dell’etruria padana venne scoperta dal frate dell’Ordine Domenicano Leandro Alberti nel 1551 monitorando alcune rovine di edifici e ritrovamenti di monete e suppellettili.marzabotto1 Durante la ristrutturazione di villa Aria (ora sede del Museo etrusco) e del parco adiacente all’acropoli vennero anche ritrovate, nel 1839, le prime tombe della necropoli : 168 tombe nell’area nord e 125 in quella orientale, visitabili liberamente. Concedersi una visita alla necropoli di Kaiuna non potrà che lasciarvi incantati: una distesa di casupole tombali che sembrano ricordare in miniatura dei templi attorno ai quali in secoli lontanissimi si era soliti banchettare, danzare e seguire rituali, in una mescolanza mistica di eros e thanatos. Ma c’e’ di più. Un particolare che balza subito agli occhi e che ha alimentato studi e arcane leggende: la presenza su ogni monumento funebre di un cippo di forma ovoidale, un uovo di pietra,  una sorta di antenna che sembra quasi star lì per catalizzare le energie celesti per poi incanalarle e nutrire il sepolcro. In molti sostengono si tratti di un indizio collegato al vicino Montovolo, un’altura che sembra ricordare nella forma i cippi tombali e che per alcuni rappresentava un antico centro oracolare estrusco, alla pari di Delfi.

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