lettera-u-v-teschiUn noto condottiero la definì “la terra più bella che mai occhi umani videro”. E proprio questa terra, volendo ricambiare cotanta gentilezza, ha voluto intitolare a chi proferì queste parole il proprio Cimitero. Il gentile oratore ha il nome di Cristoforo Colombo e la terra tanto decantata Cuba.  Il cimitero di Colón all’Avana, costruito tra il 1871 e il 1886, con i suoi 56 ettari è il Cimitero più grande d’America e come spesso succede non può che essere lo specchio della sua gente: qui il senso della morte e dell’abbandono è scalzato da immagini che urlano vita, dalle tavole imbandite sulle lapidi dei propri cari all’allegro vociare di ragazzini e madri.  Nessun fiore sulle tombe, solo l’ombra di palme e altre piante tropicali. E poi distese di bianco, il bianco marmo di Carrara delle immense statue e delle costruzioni che sembrano ricalcare le opere architettoniche della città stessa,  restituendo al viandante una netta percezione di sacralità e trascendentale bellezza. Potremmo definirla una città miniaturizzata e che, come tale,  non sfugge all’umana ghettizzazione per classi; potrete infatti facilmente distinguere i lotti della gente meno abbiente dagli elaborati mausolei, sfarzose vetrine di ricchezza. Tra le tombe più  conosciute vi è l’imponente Monumento a los bomberos costruito per commemorare i 28 pompieri morti nel 1890 durante l’incendio di un negozio di ferramenta nell’Habana Vieja; e poi la tomba più visitata, la Milagrosa (la Miracolosa) dove riposano i resti di una giovane donna, Amelia Goryi de Hoz, sepolta insieme al suo bambino, posto ai suoi piedi. La leggenda vuole che una volta riaperta la tomba il bimbo sia stato trovato tra le braccia di Amelia. Da allora il mito popolare ne ha fatto il simbolo dell’eterna speranza.

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