lettera-u-v-teschiUn luogo storico, intriso di bellezza e atrocità insieme, di esecuzioni e sofferenze. Parliamo di Melaten, Colonia: cimitero dal nome emblematico. Melaten rimanda infatti a “maladen”, malati, come gli inguaribili lebbrosi confinati in quest’area, resasi scenario, sin dal 1108, di un infinito rituale del tutto simile alla liturgia dei defunti: il confino dei lebbrosi. E’ qui che i “figli deformi del peccato” venivano esiliati e congedati dalla società. Per il lebbroso l’entrata a Melaten equivaleva alla morte civile e al completo assoggettarsi a rigide e strette ordinanze, dall’abbigliamento durante la mendicanza (giubba, pantaloni a mezza gamba, mantello bianco lungo sino alle ginocchia, guanti bianchi e grande cappello calcato sul capo) all’obbligo di segnalare la propria presenza tra la “sana gente” agitando un campanello. Ad esacerbare l’angosciante condizione del lebbrosario si aggiunsero anche gli orrori delle esecuzioni capitali, dalle decapitazioni, agli strangolamenti e ai roghi. Fu così che nell’anno 1810, alla luce del Decreto napoleonico di Saint Cloud, fu suggellata la nascita su quest’area del cimitero di Colonia, luogo di memoria, di sofferenza e angoscia. Dapprima la sepoltura era garantita ai soli cattolici, successivamente anche ai fedeli di altre religioni. Oggi contiene più di 200.000 tombe, testimonianza e sintesi di duecento anni di storia.  Persino la storia dell’arte vi è rappresentata nel modo migliore: dalle tendenze classicistiche e neogotiche come lo Jugendstil e l’espressionismo, alle più  moderne tendenze artistiche. Vi invitiamo vivamente a visitare questo luogo e magari sganciandovi dalle contingenze reali riuscirete anche voi a percepire il crepitio della legna di un rogo o l’esaltazione febbricitante della folla accorsa lì per una decapitazione.

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