lettera-s-teschiSe per assurdo riuscissimo a scrollarci di dosso il fardello di convinzioni stereotipate sul “giusto e sano modo di vivere”, probabilmente riusciremmo a guardare ad al-Qarafa (“La città dei morti” per gli occidentali) senza stupore o addirittura sconcerto. Parliamo del cimitero musulmano più antico d’Egitto, esteso nella città del Cairo, un’area di circa 12 km, strutturata in 17 quartieri. Tale vastità è giustificata da una straordinaria motivazione: la convivenza tra vivi e morti, l’inurbazione che si affianca alle sepolture, una commistione tra Eros e Thanatos senza precedenti. In questa “culla di vita”, snobbata e stigmatizzata dalla classi più abbienti, trovano ospitalità migliaia di persone, impegnate a sopravvivere in un “micro-cosmo”, alienato da tutto il contesto, sebbene bisogna precisare la presenza di vitali scambi con l’”esterno”.  I monumenti funerari presenti nel cimitero risalgono fino al 642 d.C.,anno di costruzione in cui gli Arabi conquistarono l’Egitto. La magia del luogo sembra esalare dal perfetto equilibrio creatosi tra la moderna routine quotidiana, fatta di bisogni concreti quali la scolarizzazione, la casa, il commercio e l’ancestrale legame con l’aldilà, concretizzato nella ripetizione di antichi rituali sacri. Un contributo estremamente rilevante che ha permesso di mettere in luce dinamiche, simbolismi e rituali all’interno di al-Qarafa lo ha offerto Anna Tozzi Di Marco, antropologa impegnata per diversi anni nell’osservazione partecipata in loco. Dai suoi studi sono emersi particolari preziosissimi in merito ai rituali funebri, agli aspetti simbolici legati al cibo ed altro ancora. Ed è proprio questo aspetto, riportato nel suo saggio “Offerte di cibo e convivi nell’Islam popolare della Città dei morti del Cairo: osservazione partecipante e riflessioni dal campo” ad incuriosirci particolarmente. L’antropologa riporta come il cibo riesca a catalizzare i simbolismi più sfaccettati, ergendosi a strumento conviviale e di unione (basti pensare al tè offerto nel giorno di visita ai sepolcri, da parte degli occupanti la tomba ai parenti del defunto giunti per la visita) fino a rivestire un ruolo esorcizzante delle morte stessa nel banchetto funebre, contrapponendo la ricchezza di una tavola imbandita con l’assenza della vita stessa. Altro aspetto che nobilita ancor di più la cultura degli abitanti di al-Qarafa è legato all’esercizio della carità attraverso il dono di alimenti ai più bisognosi, per lo più pane, che nella lingua locale assume il significato di “vita”. Da queste evidenze emerge senza dubbio l’estremo fascino di questa cultura così lontana da noi ma dalla quale, secondo il nostro modesto parere ci sarebbe da attingere ed imparare, riuscendo magari ad alleggerirsi da tare cupe e angoscianti.

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Personaggi famosi sepolti nel cimitero di al qarafa

Abū ʿAbd Allāh Muḥammad ibn Idrīs al-Shāfiʿī-giurista arabo, Umm Khalsum-cantante.

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