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lettera-g-teschiChiara, 29 anni, la fotografia il mio mezzo d’espressione, Roma la mia città. Vivere a Roma vuol dire non smettere mai di stupirsi e quella mattina in cui mi sono ritrovata nel cimitero acattolico di Testaccio la sorpresa fu grande. Sarà stata la nebbiolina che filtrava tra le piante o le ombre che disegnavano gli angeli di pietra a farmi provare la sensazione di essere padrona di un bellissimo segreto. John Keats, Percy Shelley, Antonio Gramsci, Arnoldo Foà, Carlo Emilio Gadda, erano la mia compagnia. E mentre fuori di lì, tutt’intorno, c’erano autobus da prendere, appuntamenti da rispettare, clienti da servire, bisogni da esaudire… io catturavo le pose senza tempo delle statue e gli scorci di un perfetto giardino incantato. L’espressione “immortalare” è quanto di più appropriato si possa usare per descrivere il processo che ha portato alla creazione di questi scatti. La responsabilità dei cimiteri -rendere immortali i ricordi- viene così celebrata.

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